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Il fenomeno degli hackers è nato già negli anni '70 nelle università
americane dove grossi computers detti MAINFRAME venivano messi a disposizione
dal centro di calcolo per compiere la ricerca necessaria alla verifica
delle nuove teorie emergenti.
Con la diffusione sempre più capillare di computer medi e personali,
il fenomeno hackers è uscito dalla ristretta cerchia di appassionati-esperti
per interessare anche personaggi a livello amatoriale. Storicamente il
termine hacker (la cui traduzione letterale è "manipolatore") aveva un
significato diverso da quello "dispregiativo" di adesso.
Quando nelle università americane vennero messi a disposizione degli
studenti i supercomputer per elaborare grosse quantità di dati, alcuni
di loro li usavano in modo superficiale, limitandosi a seguire le indicazioni
dei responsabili imparando i comandi più utili ed approfondendo solo la
parte che serviva per risolvere un determinato problema a cui stavano lavorando;
altri studenti invece non si accontentavano di vedere il computer come
un "elettrodomestico" complesso, da usare al minimo delle sue possibilità
senza avere una vera conoscenza di quello che stavano facendo, ma miravano
ad una conoscenza profonda e completa del computer, del sistema operativo
che lo controllava e dei programmi che erano a disposizione cercando di
trarre i massimi benefici dalla enorme potenza che queste macchine offrivano
(ed offrono ancora di più oggi): il loro scopo era di impossessarsi completamente
della tecnologia di cui disponevano.
Il termine hacker era stato coniato per indicare una elite di studenti
molto preparati, estremamente competenti ed entusiasti del computer, il
cui interesse era rivolto verso conoscenze sempre nuove.
Molto presto anche le aziende che collaboravano con le università cominciarono
ad interessarsi a questi ragazzi mettendo a loro disposizione computer
(in fase sperimentale e non ancora in commercio) per poter avere un collaudo,
condotto da tali "manipolatori", che non erano spinti da interessi economici,
ma possedevano solo una immensa conoscenza tecnica fine a sè stessa.
Adesso invece l'orientamento legato all'idea comune di HACKER
è decisamente cambiato. Le attività attribuite agli hackers, questi imprevedibili
Robin Hood dell'informatica che sfidano i sistemi di sicurezza per penetrare
nelle banche dati più inaccessibili, si possono suddividere in base allo
scopo delle loro azioni.
Una idea di hacker molto diffusa si riferisce a coloro che sono animati
da cattive intenzioni nei confronti dei computer altrui per "scopi puramente
personali"; per costoro, e sono molti, è più appropriato il termine CRACKER
dal verbo inglese TO CRACK che significa rompere, spezzare.
Un'altra tipologia viene attribuita a giovani appassionati che considerano un loro
preciso dovere diffondere la conoscenza dei dati: a tale categoria appartengono
anche dei personaggi che soprattutto vogliono dimostrare a se stessi di
essere capaci di penetrare ovunque, senza un iniziale obiettivo doloso;
questo caso è molto diffuso e la spinta ad intrudere è data da questa specie
di "sfida alla proria intelligenza", cominciata per gioco o per curiosità,
che li porta a sfidare sistemi considerati "superprotetti". Il risultato
di queste intrusioni è la scoperta che un modesto personal computer dà
la possibilità di impadronirsi di qualcosa di grosso e potente da poter
utilizzare per i propri fini ed un conseguente senso di onnipotenza da
non trascurare.
Ovviamente coloro che più di tutti potevano cominciare questa "attività" erano persone con una competenza tecnica non indifferente unita ad intenzioni
non proprio nobili: potremmo dire da quella parte di hackers moralmente
"corrotta" o "sviata" che aveva abbandonato lo scopo originale di pura
conoscenza e competenza tecnica per passare ad un obiettivo che soddisfacesse
il proprio piacere personale.
Con il diffondersi delle BBS (bacheche elettroniche dove si scambiano
messaggi) prima e delle reti di computer poi, le conoscenze "particolari"
sui punti deboli dei sistemi operativi e sui metodi per poter accedere
ai computer altrui divennero più facilmente accessibili anche ai ragazzini
semplicemente appassionati di computer che potevano farsi una cultura di
base su tali argomenti: era ed è sufficiente conoscere i posti giusti dove
poter reperire questo tipo di informazioni.
A queto proposito è molto interessante leggere il libro:
GIRO
DI VITE CONTRO GLI HACKER
di
Bruce Sterling edizioni "ShaKe Underground". Questo libro, avente un
taglio da romanzo, racconta fatti realmente accaduti relativi ad un'importante
operazione di polizia svoltasi in America per fermare i traffici degli
hackers: traffici il cui progressivo aumento ha provocato l'introduzione
di apposite contromisure legali.
Con l'odierna espansione di INTERNET "a macchia d'olio" la pirateria
informatica è diventata una prassi molto diffusa.
Ormai i pirati informatici si riuniscono in gruppi organizzati, come
il "Chaos Computer Club" di Amburgo o l'americana "Legion of Doom"
(cioè "Legione del giudizio universale") in grado di garantire anche l'adeguata
assistenza legale ai propri associati. Il fenomeno Hackers ha comportato
un'aumento dei compiti relativi all'amministratore di sistema (è colui che
si occupa di gestire tutte le risorse della rete locale e ne ha la responsabilità)
e l'introduzione di nuove figure professionali che si occupano della sola
sicurezza in rete. Uno dei membri fondatori della "Legion of Doom" conosciuto
come "The Mentor" ha scritto un manifesto diventato un cult, si può reperire
in
The Conscience of a Hacker
reperibile all'indirizzo http://www.accessorl.net/~jaedo/others/hacker_manifesto.txt
Al riguardo c'è da rilevare che la maggior parte dei computer in rete
usa il sistema operativo UNIX che è stato progettato per poter servire
più utenti contemporaneamente, tale sistema ha tutte le qualità che lo
rendono ideale per questo impiego. UNIX ha però il difetto di essere nato
all'università dove, essendo normale un interscambio di informazioni tra
computer per i progetti di ricerca che normalmente si svolgono in quelle
sedi, nessuno ha pensato di dotare il sistema operativo di particolari
misure protettive.
Si è cercato di rimediare aggiungendo tali caratteristiche successivamente
ma data l'enorme complessità di una rete di computer non è facile coprire
subito tutte le "falle": l'immediata conseguenza di questo fatto è stata
la nascita di una guerra tra chi deve provvedere alla sicurezza in rete
e i crackers che possono sfruttare ampi buchi della difesa, alcuni molto
noti, altri più subdoli e difficili da individuare.
Se vogliamo avere una visione complessiva del crackeraggio possiamo
pensare a moltissimi improvvisatori che cercano di sfruttare la non perfetta
conoscenza di un amministratore di rete alle prime armi penetrando i sistemi
con metodi vecchi e ben conosciuti per i quali basta un minimo di esperienza
nel settore per trovare un rimedio; alcuni cercano di sfruttare le password
di cui sono venuti a conoscenza illegalmente o cercano in qualche modo
di impadronirsi del file "passwd" dove sono contenute tutte le informazioni
relative agli utenti che si possono collegare a quel terminale (compresa
la password criptata). Le persone che hanno una vasta ed approfondita conoscenza
dei computer, delle reti di computer e dei problemi connessi, riescono
a trovare nuovi buchi nella difesa dei sistemi operativi scrivendosi da
soli i programmi di crackeraggio. Per cercare un rimedio adesso si comincia
a scrivere programmi che servono a saggiare le difese di un sistema informativo:
un'esempio di questi può essere il Satan
che è disponibile in versione shareware all'indirizzo: ftp://ftp.unipd.it/mirror/security/
A tal riguardo, negli Stati Uniti, una squadra di hacker-poliziotti
ha voluto saggiare le reali difese di 8000 aziende che avevano un sito
su Internet. La metà hanno subito facili penetrazioni e, di queste, l'80%
non se ne sono neanche accorte. D'altro canto, il Pentagono stesso ammette
che negli anni scorsi ci sono stati almeno 250mila tentativi di penetrazione
nei suoi elaboratori dei quali 162500 riusciti e solo 150 individuati dai
responsabili militari di tali sistemi: la fonte di tale informazione è
il General accaunting office (24 maggio 1996), un ufficio federale del
governo americano.
Un rapporto presentato alla sottocommissione del Senato Americano per
gli affari governativi segnala che più del 90% dei dati del Pentagono non
sono protetti, dati che riguardano anche movimenti di truppe e sistemi
d'armamento ...!
Il problema è serio, qualora si pensi che molti sono gli accessi ai
computer militari riusciti, e questo fenomeno, che è cominciato come il
gioco di un ragazzo che vuole mettere alla prova la sua abilità in una
sfida con l'alta tecnologia, può divenire la nuova frontiera della criminalità
organizzata.
LINKS RIFERITI AGLI HACKER.
http://www.geocities.com/SiliconValley/5724/links.html
ELABORATO
Ultimo aggiornamento: 10-Giu-1996
Documento redatto da Sandro Perlini e Sergio Walter
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