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Fino dagli albori della storia sono esistite forme di commercio: esse si basavano sullo scambio di beni tra due parti.
L'invenzione della moneta permise al compratore di procurarsi ciò di cui aveva bisogno senza necessariamente scambiare beni. La sicurezza dei sistemi monetari era garantita dalle banche (locali, regionali, nazionali o, eventualmente, internazionali) che controllavano l'emissione di denaro.
L'invenzione di assegni, ordini di pagamento e denaro "di plastica" (carte di credito) ha segnato un ulteriore passo avanti: si ha adesso la possibilità di effettuare pagamenti senza denaro contante. La corrispondenza tra tali strumenti di pagamento e il denaro reale è ancora garantita dalle banche attraverso reti affidabili di compensazione finanziaria.
Tuttavia tali novità rendono preponderante il problema della sicurezza delle transazioni economiche. Infatti verificare una firma su un assegno o su un ordine postale con carta di credito quando compratore e venditore non sono faccia a faccia è impossibile: o il compratore accetta il rischio di pagare prima di avere ricevuto la merce, oppure il venditore deve spedire la merce acquistata prima di aver ricevuto il denaro.
Gli ordini di acquisto via telefono sono ancora più a rischio, data l'assenza di qualsiasi tipo di firma: il venditore corre il rischio che il compratore neghi di aver fatto l'acquisto oppure chieda un rimborso pur avendo ricevuto la merce.
Appare evidente quindi come, senza nuove misure di sicurezza, l'idea di una qualsiasi forma di commercio elettronico su reti aperte rimanga un'utopia. Nonostante i numerosi sforzi compiuti in questa direzione e i buoni risultati ottenuti, il commercio elettronico non è al giorno d'oggi pratica assolutamente diffusa: un'inchiesta dei primi mesi del 1996 indica che solo il 7% degli utenti Internet ha fatto almeno un acquisto in linea.